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sabato 17 novembre 2012
[Da Non Perdere] Cesena Comics & Stories 4 e Scriba 1
Weekend davvero interessante, questo, per gli appassionati di fumetti e di scrittura a tutto campo.
A Cesena si tiene la quarta, ricchissima edizione di Cesena Comics & Stories, iniziata già da una settimana e che arriva al clou con gli ospiti di questo fine settimana. Nomi già ben noti agli appassionati che sapranno sicuramente animare la cittadina romagnola come si deve. Leo Ortolani, Giuseppe Camuncoli (il Cammo, proprio lui) e Alessandro Vitti sono solo tre dei tanti ospiti del festival --Tuono Pettinato è una garanzia, e quest'anno guadagna una lunghezza sul sottoscritto, che non ci sarà, arrivando a un totale di quattro edizioni su quattro.
Come sempre, l'attenzione di CCS è puntata su quel "invito alla lettura" che da sempre caratterizza la passione con cui Barbablù, l'associazione che la organizza e gestisce, agisce sul territorio con laboratori per bambini e ragazzi. Un ospite come Giusi Quarenghi, che se non conoscete vi consiglio di leggere, specie se avete dei figli, ne è la prova vivente.
Io, come già ho detto, quest'anno non ci sarò, ma faccio il mio miglior in bocca al lupo ai ragazzi e sono convinto che andrà benissimo.
Ah, se state pensando di fare un salto, magari vale la pena sapere che CCS4 è un festival ad accesso gratuito al 99% degli eventi. Cosa rara.
Ma di scrittura (e di lettura) si parlerà anche a Bologna. Ieri è iniziato, infatti il festival Scriba. dedicato ai tanti modi dello scrivere e organizzata con la partecipazione della Bottega Finzioni di Carlo Lucarelli. Il programma di questa edizione è davvero interessante e la conferenza di ieri mattina, a cui ho preso parte come docente di sceneggiatura, vedeva presenti quasi tutte le scuole di scrittura (creativa, multimediale, eccetera) presenti sul territorio. Un elenco? Eccolo: Scuola Internazionale di Comics (di Reggio Emilia, nel nostro caso), Scuola Holden, Luiss Writing School, Scuola d'Arte Cinematografica Gian Maria Volontè, Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Scuola di Fumetto Online e Scuola di Scrittura Omero (la prima mai aperta in Italia). Una bella occasione di confronto per chi si occupa di formazione di questo tipo e un vero piacere dal punto di vista umano --nuovi incontri e un'ospitalità davvero inconsueta. Il festival ha poi preso il via nel pomeriggio, con una serie di incontri che occuperanno tutto il weekend nel centro di Bologna.
Di sicuro un evento da tenere d'occhio e destinato a crescere.
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mercoledì 26 settembre 2012
[Da Non Perdere] Sono Cose Serie
Quello che vede qui sopra è il banner che apre la pagina Facebook di Sono Cose Serie, il sito dedicato alla passione per tutto ciò che è seriale, dai fumetti, alle serie televisive, alla letteratura.
Questa sera, a partire dalle 20:00 circa, avrò il piacere di essere ospite di Paolo Ferrara, Matteo De Simone e Michelangelo Alesso per una chiacchierata sul fumetto e chissà che altro.
C'è anche un piccolo concorso, a quanto pare, ma qui non vi dirò altro. Toccherà sentire il mio sproloquio
Potrete sentire il sottoscritto che blatera in streaming su Radioohm e mandare in tempo reale le vostre domande via mail a sonocoseserie@radioohm.it o via twitter su @sonocoseserie.
Questa sera, a partire dalle 20:00 circa, avrò il piacere di essere ospite di Paolo Ferrara, Matteo De Simone e Michelangelo Alesso per una chiacchierata sul fumetto e chissà che altro.
C'è anche un piccolo concorso, a quanto pare, ma qui non vi dirò altro. Toccherà sentire il mio sproloquio
Potrete sentire il sottoscritto che blatera in streaming su Radioohm e mandare in tempo reale le vostre domande via mail a sonocoseserie@radioohm.it o via twitter su @sonocoseserie.
Per chi fosse curioso di sentire che caspita ho da dire, ma non riuscisse a sentire la diretta, sarà presto disponibile il podcast da scaricare --di cui darò notizia qui quanto prima.
mercoledì 14 marzo 2012
[Da Non Perdere] Alan Moore prende posizione, e...
E se me lo chiedete, piscia drammaticamente fuori dal vaso. Ho già detto la mia sul discusso progetto Before Watchmen che la DC Comics ha annunciato un paio di mesi fa. Ognuno di voi ha la sua opinione, quindi è abbastanza ovvio che Alan Moore abbia la sua.
Ma trovo che in QUESTO articolo di Nerdbastards, lo scrittore che ammiro di più da sempre, perda decisamente un'occasione di uscirne da signore.
Se un master storyteller come Moore sente il bisogno di attaccare in modo così diretto, e poco di classe, gli autori coinvolti in BW, qualcosa davvero non va. E ci metto pure che alcuni di loro sono amici, oltre che colleghi, ma mi pare eccessivo definire questa la "sola occasione in cui faranno qualcosa che avrà risonanza al di fuori del fumetto nelle loro carriere".
Può avere tutte le ragioni del mondo, e pure l'incazzatura più seria e duratura nella storia delle beghe contrattuali di tutti i tempi. Ma spiace vedere un autore, per quanto risentito, prendersela con dei colleghi --anche se non sono così sicuro che arrivi a considerarli tali.
Una caduta di stile, a mio giudizio.
Che peccato.
AGGIORNAMENTO: per completezza, ecco QUI il link dell'intervista integrale di Moore a cui Nerdbastards aveva attinto. Il buon Matteo Scaldaferri l'aveva già linkata nel suo commento, ma ho preferito metterla anche qui nel testo principale.
Per inciso... io l'ho letta tutta e sono rimasto molto colpito dall'atteggiamento di Moore. E non in senso positivo. M non ne parlerò qui (che sono le undici di un venerdì sera ed esco a farmi una Birra con Cammo), ma mi riprometto di farne oggetto di un altro post.
domenica 12 febbraio 2012
[Da Non Perdere] Se E.R. diventa un incubo
Non ho mai seguito la serie tv che cito nel titolo. Solo qualche episodio qua e là, proprio come il Dr. House. Evidentemente ho un pessimo rapporto con la medicina e i dottori che prima o poi dovrò indagare a fondo. Ma quando ho visto I Corpi Neri sullo scaffale di una libreria napoletana, mesi fa, qualcosa ha fatto scattare il famoso click di cui ho imparato a fidarmi quando sto per comprare qualcosa.
Merito della confezione, come sempre curata e particolare, con cui la ISBN Edizioni inaugurava la sua collana Special Books e che finiva per catturare la mia attenzione. Mi colpì l'aspetto simile ai libri che trovavo da piccolo in edicola, libri economici con il numero di pagine indicato in copertina accanto al prezzo, come a dire "Guarda quanta roba, e tutto per pochi spiccioli!" Poi mi sembrava avere una premessa interessante, e così il secondo romanzo di Shannon Burke è venuto a casa con me.
Come al solito, è finito nella lunga lista del Da Leggere e dopo più di un anno, ho finalmente letto questo romanzo lucido, drammatico e a tratti scioccante. Credo che Burke abbia visto e vissuto molte delle cose terribili che scrive e descrive. Il quadro che dipinge, con pennellate fredde e feroci allo stesso tempo, ritrae un Pronto Soccorso popolato di uomini difficili, dalle personalità alterate dal loro lavoro duro e talvolta spietato. Nella Harlem dei primi anni novanta, in una New York ancora lontana dalla disneyficazione seguita alla Tolleranza Zero di Rudy Giuliani, il protagonista Ollie si trova al centro di un processo di disumanizzazione che colpisce i suoi colleghi paramedici e lui, fino a sfiorare i limiti della follia.
Il libro è ben scritto. Duro, secco, fatto di scene che Darren Aronofsky, regista di The Wrestler, non dovrebbe avere troppi problemi ad adattare per la sua annunciata versione cinematografica (prevista per la fine del 2011, al momento della pubblicazione italiana). Quindi ve lo consiglio, come vi consiglio di dare un'occhiata al catalogo della ISBN, dove troverete parecchi titoli interessanti.
Come, per esempio, questo Voglia di Vincere di Tom Bissell, che ho scoperto giusto oggi e che, neve permettendo, dovremmo trovare in libreria da pochi giorni. Sembra offrire un approccio interessante al videogame come moderna forma d'arte di dipendenza, che nei tre anni impiegati a scrivere il libro si è combinata con quella della cocaina. Ho già letto il suo Dio Vive a San Pietroburgo quindi lo acquisterò quanto prima sulla fiducia, e magari poi ne riparleremo qui.
martedì 7 febbraio 2012
[Da Non Perdere] BEFORE WATCHMEN - apocrifi apocalittici & disintegrati
Before Watchmen ha fatto il giro del mondo più volte, facendo esprimere opinioni a chiunque abbia anche solo sfogliato il "supremo libro originale" una volta nella vita.
E chi diavolo sono io per tirarmi indietro?
Ho aspettato qualche giorno, per parlarne, per via di una serie di impicci lavorativi, precipitazioni nevose e lontananza da casa. Ora, seduto comodamente accanto a una tazza di tè caldo, posso finalmente esprimermi riguardo al progetto annunciato (dopo un paio di rinvii) dalla DC Comics. Non che sia importante o che, ma visto che si parla di un'opera che ha fatto quasi da "libro di testo" negli anni della mia formazione come sceneggiatore, penso di poter spendere qualche parola sensata.
Anche perché sapevo di questa cosa (ed era nell'aria, suvvia...) da quasi sei mesi.
Forse è per questo che lo shock avvertito in tutto il fumetto-mondo non mi ha colpito con la stessa forza. Ignoravo l'estensione e la portata (produttiva, nel senso di quante testate fossero in lavorazione) di BW, ma non ci avevo messo molto a capire che sarebbe stata una di quelle cose che dividono. E piuttosto nettamente. Così è stato, e nell'ultima settimana mi sono "goduto" lo spettacolo: un misto di indignazione, enfasi, curiosità, livore, trepidazione e stupore.
Dite quello che volete, ma la DC Comics ha ottenuto quello che voleva. Tutti ne hanno parlato e tutti hanno preso posizione. E a esser sincero, non credo che tutti quelli che hanno dichiarato, per rispetto al Sommo Barbuto, di non avere intenzione di acquistare un solo albo di BW lo faranno davvero. Li compreranno, li leggeranno e poi --probabilmente-- li criticheranno come è loro diritto.
Solo il signore ritratto qui accanto nel giorno del suo matrimonio potrebbe davvero dire "Non me ne frega un cazzo".
L'operazione commerciale è piuttosto grossa e promette di creare diversi nuovi long-seller che andranno ad affiancare Watchmen sugli scaffali delle librerie, e così facendo, però, prolungheranno quella che per Alan Moore è un'agonia che ha sempre vissuto come un'ingiustizia subita per colpa del contratto originale e della politica editoriale della DC.
Spieghiamo meglio.
Quando Moore firma per realizzare Watchmen (e anche per concludere V For Vendetta, ma questa è un'altra storia), il contratto prevede che lui e Dave Gibbons cedano alla DC la proprietà dell'opera per un periodo limitato. Trovate queste informazioni ovunque, ma nel caso siate pigri, sappiate che i termini davano all'editore un anno di tempo per ristampare l'opera in volume dopo l'esaurimento delle copie disponibili. Allo scadere di tale periodo, se l'editore non avesse ristampato (leggi "investito nuovamente") l'opera, avremmo avuto quello che in gergo si chiama reversal of rights, e i tutti i diritti dell'opera sarebbero tornati agli autori. Pare che Moore e Gibbons contassero su questa clausola, presente in ogni contratto di edizione, per riprendere il controllo del loro lavoro.
Solo che Watchmen diventò in breve un bestseller e ciò non avvenne mai.
Perché fintanto che la DC terrà in catalogo il paperback che raccoglie i dodici capitoli della serie, e ha il diritto di farlo, i diritti restano di proprietà dell'editore. All'epoca, nessuno si aspettava una cosa simile. Le raccolte in volume non vendevano come fanno oggi e nessuno poteva immaginare che Watchmen avrebbe fruttato così tanto ad autori ed editore, in termini economici e di popolarità. I meriti, ovviamente, vano agli autori stessi e al loro superbo lavoro e di sicuro non vengono ridotti dal sapere che i protagonisti erano basati sui personaggi della Charlton Comics (Captain Atom, The Question, Blue Beetle, eccetera) che non potevano essere usati perché pronti a essere introdotti nel DC Universe post-Crisi sulle Terre Infinite, come in tanti perdono tempo a dire.
Le cose oggi sono cambiate, i contratti prevedono una gestione diversa dei diritti, ma ogni lavoro ha una clausola di reversal, anche il mio contratto per 99 DAYS ce l'ha. E parliamo sempre della terribile DC Comics, gente.
Il fatto è che qui hanno un po' ragione tutti.
Alan Moore, in primis (anche se in disaccordo con Gibbons), che ritiene non si debba fare nulla di nuovo con le sue creazioni ancora nelle mani del nemico. Sì, perché Moore è in guerra con la DC da anni, come lo sono gli eredi si Siegel & Shuster per Superman e Berni Wrightson --ma non Len Wein, che guarda caso era editor di Watchmen e scriverà anche una serie di BW-- per Swamp Thing, ripresa di tanto in tanto dalla DC per evitare che possa essere esercitata proprio la clausola di reversal (almeno così mi diceva Wrightson quando ci fece da guida e portò me e Cammo a visitare la celebre Bronson cave, ma questa è un'altra storia). Ma anche la DC, che esercita un freddo diritto contrattuale che, per quanto possa apparire freddo e poco signorile, non ha mai sfruttato in tutti questi anni. Il motivo è noto a molti: dato il successo di Watchmen, la DC tentò un riavvicinamento a Moore, ma questi rifiutò di fare altro e di lavorare per loro, quindi ogni possibile proposta cadde nel vuoto. Del resto, quando la WildStorm Productions venne acquisita dalla DC nel 1998, Jim Lee dovette volare a Northampton per spiegare la cosa a Moore ed evitare che l'acquisizione potesse significare la fine dell'etichetta ABC Comics creata insieme ad Alan Moore. Le cose andarono avanti con sopportazione reciproca tra Moore e la DC guidata da Paul Levitz fino all'anniversario del ventennale (ricordo la videointervista sui monitor dello stand alla San Diego Comicon), poi tutto andò in malora. Credo ebbe tutto inizio con la polemica seguita all'adattamento per il cinema di V For Vendetta, ma in ogni caso, la nuova direzione della DC non aveva intenzione di mantenere le cose così com'erano state per vent'anni. Specie dopo il passaggio a DC Enternaiment, con una maggiore influenza della Warner Bros nella gestione giornaliera del ramo editoriale.
Situazione complessa, quindi.
Non mi metterò a disquisire su quel gioiello che è League of Extraordinary Gentlemen e sull'uso/reinvenzione di personaggi classici (le diverse leggi sul diritto d'autore hanno impedito l'edizione italiana di un volume, vi basti questo) e su come questo sia paragonabile o meno a ciò che BW sarà per il lavoro di Moore e del sempre troppo poco nominato Gibbons. Perché non credo c'entri un accidente di niente. Né mi dilungherò a decantare i contratti rispettosi del diritto d'autore della Image Comics, che sono diversi proprio perché la stessa casa editrice nacque per volontà di un gruppo di autori decisi a non rinunciare alla proprietà delle loro creazioni --come ribadisce con passione l'editor in chief Eric Stephenson sul suo blog.
Chiunque ha gli strumenti e le informazioni, a volte fin troppe e spesso molto parziali, ma tant'è, per decidere cosa vuole pensare di BW. Conosco personalmente alcuni degli autori coinvolti e so che daranno il meglio perché sanno bene cosa stanno facendo e con chi e cosa dovranno confrontarsi. Adesso che BW è una realtà, voglio vedere di cosa sono capaci e voglio che si mettano alla prova come mai prima d'ora. E posso essere d'accordo con chi offre una prospettiva non opposta ma diversa sulla cosa, come Leah Moore che chiedeva "Ma perché non investire su qualche talento nuovo e provare a trovare il prossimo Watchmen?"
E allora?
E allora forse era una cosa da non fare, ma verrà fatta. E conoscendo la fama, il curriculum e in qualche caso le personalità di autori come Lee Bermejo, credo verrà fatta al meglio delle loro possibilità.
Non mi aspetto niente di meno.
Perché Watchmen è un'opera narrativa superba, un perfetto meccanismo a orologeria costruito con passione meticolosa e in grado di raccontare una storia profonda e delineare personaggi sfaccettati e affascinanti.
Era ed è inimitabile.
Era l'inizio del 1989 quando venni a contatto con il lavoro di Moore e Gibbons per la prima volta. Conservo ancora da qualche parte, gli inserti stampati su carta (igienica?) di bassa qualità, che trovavo dentro alla rivista Corto Maltese, pubblicata da Rizzoli/Milanolibri. Recuperai subito un volume, rigorosamente in lingua originale, e poi, nei primi anni '90 tra Londra ed Edinburgo, tutti gli albi originali. Da allora leggo Watchmen almeno una volta all'anno, godendomi ogni volta le sensazioni che ancora riesce a darmi e stupendomi della tecnica e delle trovate narrative messe sulla pagina da Moore e Gibbons.
Mi si potrebbe definire un Watchnerd? Forse, in fondo il film mi è piaciuto (ma non ho mai comprato una sola action figure, il che forse mi squalifica) e conosco storia e personaggi come fossero roba mia.
Ma alla fine non lo sono. perché ormai appartengono a un immaginario comune a cui, di recente, ben poche creazioni hanno avuto accesso.
Quindi, se posso permettermi un suggerimento, aspettiamo al varco Darwyn Cooke e tutti gli altri, giudichiamo ciò che faranno senza fare sconti, ma senza preconcetti. In molto dicono "Non c'è niente che mi possa essere detto di più su Rorschach o sul Comico. Moore ha già detto tutto."
E forse sarà così. Ma forse potremmo trovare spunti interessanti in quello che altri autori cercheranno di raccontarci, con le loro sensibilità diverse da quella di Moore e in un altro momento storico, forse delicato quanto il 1985.
In tutto questo, Watchmen resterà un lavoro inimitabile, unico e nel suo genere forse inarrivabile (visto? sono un Watchnerd...) e niente potrà mai cambiare questo dato di fatto.
Anni fa, Alan Moore rispose a una domanda sul perché continuasse a fare fumetti dicendo che il cinema aveva avuto Quarto Potere e la letteratura Guerra e Pace. Secondo il Mago di Northhampton, al fumetto mancava ancora la sua "opera definitiva".
Io ho sempre pensato che sbagliasse...
E chi diavolo sono io per tirarmi indietro?
Ho aspettato qualche giorno, per parlarne, per via di una serie di impicci lavorativi, precipitazioni nevose e lontananza da casa. Ora, seduto comodamente accanto a una tazza di tè caldo, posso finalmente esprimermi riguardo al progetto annunciato (dopo un paio di rinvii) dalla DC Comics. Non che sia importante o che, ma visto che si parla di un'opera che ha fatto quasi da "libro di testo" negli anni della mia formazione come sceneggiatore, penso di poter spendere qualche parola sensata.
Anche perché sapevo di questa cosa (ed era nell'aria, suvvia...) da quasi sei mesi.
Forse è per questo che lo shock avvertito in tutto il fumetto-mondo non mi ha colpito con la stessa forza. Ignoravo l'estensione e la portata (produttiva, nel senso di quante testate fossero in lavorazione) di BW, ma non ci avevo messo molto a capire che sarebbe stata una di quelle cose che dividono. E piuttosto nettamente. Così è stato, e nell'ultima settimana mi sono "goduto" lo spettacolo: un misto di indignazione, enfasi, curiosità, livore, trepidazione e stupore.
Dite quello che volete, ma la DC Comics ha ottenuto quello che voleva. Tutti ne hanno parlato e tutti hanno preso posizione. E a esser sincero, non credo che tutti quelli che hanno dichiarato, per rispetto al Sommo Barbuto, di non avere intenzione di acquistare un solo albo di BW lo faranno davvero. Li compreranno, li leggeranno e poi --probabilmente-- li criticheranno come è loro diritto.
Solo il signore ritratto qui accanto nel giorno del suo matrimonio potrebbe davvero dire "Non me ne frega un cazzo".L'operazione commerciale è piuttosto grossa e promette di creare diversi nuovi long-seller che andranno ad affiancare Watchmen sugli scaffali delle librerie, e così facendo, però, prolungheranno quella che per Alan Moore è un'agonia che ha sempre vissuto come un'ingiustizia subita per colpa del contratto originale e della politica editoriale della DC.
Spieghiamo meglio.
Quando Moore firma per realizzare Watchmen (e anche per concludere V For Vendetta, ma questa è un'altra storia), il contratto prevede che lui e Dave Gibbons cedano alla DC la proprietà dell'opera per un periodo limitato. Trovate queste informazioni ovunque, ma nel caso siate pigri, sappiate che i termini davano all'editore un anno di tempo per ristampare l'opera in volume dopo l'esaurimento delle copie disponibili. Allo scadere di tale periodo, se l'editore non avesse ristampato (leggi "investito nuovamente") l'opera, avremmo avuto quello che in gergo si chiama reversal of rights, e i tutti i diritti dell'opera sarebbero tornati agli autori. Pare che Moore e Gibbons contassero su questa clausola, presente in ogni contratto di edizione, per riprendere il controllo del loro lavoro.
Solo che Watchmen diventò in breve un bestseller e ciò non avvenne mai.
Perché fintanto che la DC terrà in catalogo il paperback che raccoglie i dodici capitoli della serie, e ha il diritto di farlo, i diritti restano di proprietà dell'editore. All'epoca, nessuno si aspettava una cosa simile. Le raccolte in volume non vendevano come fanno oggi e nessuno poteva immaginare che Watchmen avrebbe fruttato così tanto ad autori ed editore, in termini economici e di popolarità. I meriti, ovviamente, vano agli autori stessi e al loro superbo lavoro e di sicuro non vengono ridotti dal sapere che i protagonisti erano basati sui personaggi della Charlton Comics (Captain Atom, The Question, Blue Beetle, eccetera) che non potevano essere usati perché pronti a essere introdotti nel DC Universe post-Crisi sulle Terre Infinite, come in tanti perdono tempo a dire.
Le cose oggi sono cambiate, i contratti prevedono una gestione diversa dei diritti, ma ogni lavoro ha una clausola di reversal, anche il mio contratto per 99 DAYS ce l'ha. E parliamo sempre della terribile DC Comics, gente.
Il fatto è che qui hanno un po' ragione tutti.
Alan Moore, in primis (anche se in disaccordo con Gibbons), che ritiene non si debba fare nulla di nuovo con le sue creazioni ancora nelle mani del nemico. Sì, perché Moore è in guerra con la DC da anni, come lo sono gli eredi si Siegel & Shuster per Superman e Berni Wrightson --ma non Len Wein, che guarda caso era editor di Watchmen e scriverà anche una serie di BW-- per Swamp Thing, ripresa di tanto in tanto dalla DC per evitare che possa essere esercitata proprio la clausola di reversal (almeno così mi diceva Wrightson quando ci fece da guida e portò me e Cammo a visitare la celebre Bronson cave, ma questa è un'altra storia). Ma anche la DC, che esercita un freddo diritto contrattuale che, per quanto possa apparire freddo e poco signorile, non ha mai sfruttato in tutti questi anni. Il motivo è noto a molti: dato il successo di Watchmen, la DC tentò un riavvicinamento a Moore, ma questi rifiutò di fare altro e di lavorare per loro, quindi ogni possibile proposta cadde nel vuoto. Del resto, quando la WildStorm Productions venne acquisita dalla DC nel 1998, Jim Lee dovette volare a Northampton per spiegare la cosa a Moore ed evitare che l'acquisizione potesse significare la fine dell'etichetta ABC Comics creata insieme ad Alan Moore. Le cose andarono avanti con sopportazione reciproca tra Moore e la DC guidata da Paul Levitz fino all'anniversario del ventennale (ricordo la videointervista sui monitor dello stand alla San Diego Comicon), poi tutto andò in malora. Credo ebbe tutto inizio con la polemica seguita all'adattamento per il cinema di V For Vendetta, ma in ogni caso, la nuova direzione della DC non aveva intenzione di mantenere le cose così com'erano state per vent'anni. Specie dopo il passaggio a DC Enternaiment, con una maggiore influenza della Warner Bros nella gestione giornaliera del ramo editoriale.
Situazione complessa, quindi.
Non mi metterò a disquisire su quel gioiello che è League of Extraordinary Gentlemen e sull'uso/reinvenzione di personaggi classici (le diverse leggi sul diritto d'autore hanno impedito l'edizione italiana di un volume, vi basti questo) e su come questo sia paragonabile o meno a ciò che BW sarà per il lavoro di Moore e del sempre troppo poco nominato Gibbons. Perché non credo c'entri un accidente di niente. Né mi dilungherò a decantare i contratti rispettosi del diritto d'autore della Image Comics, che sono diversi proprio perché la stessa casa editrice nacque per volontà di un gruppo di autori decisi a non rinunciare alla proprietà delle loro creazioni --come ribadisce con passione l'editor in chief Eric Stephenson sul suo blog.
Chiunque ha gli strumenti e le informazioni, a volte fin troppe e spesso molto parziali, ma tant'è, per decidere cosa vuole pensare di BW. Conosco personalmente alcuni degli autori coinvolti e so che daranno il meglio perché sanno bene cosa stanno facendo e con chi e cosa dovranno confrontarsi. Adesso che BW è una realtà, voglio vedere di cosa sono capaci e voglio che si mettano alla prova come mai prima d'ora. E posso essere d'accordo con chi offre una prospettiva non opposta ma diversa sulla cosa, come Leah Moore che chiedeva "Ma perché non investire su qualche talento nuovo e provare a trovare il prossimo Watchmen?"
E allora?
E allora forse era una cosa da non fare, ma verrà fatta. E conoscendo la fama, il curriculum e in qualche caso le personalità di autori come Lee Bermejo, credo verrà fatta al meglio delle loro possibilità.
Non mi aspetto niente di meno.
Perché Watchmen è un'opera narrativa superba, un perfetto meccanismo a orologeria costruito con passione meticolosa e in grado di raccontare una storia profonda e delineare personaggi sfaccettati e affascinanti.
Era ed è inimitabile.
Era l'inizio del 1989 quando venni a contatto con il lavoro di Moore e Gibbons per la prima volta. Conservo ancora da qualche parte, gli inserti stampati su carta (igienica?) di bassa qualità, che trovavo dentro alla rivista Corto Maltese, pubblicata da Rizzoli/Milanolibri. Recuperai subito un volume, rigorosamente in lingua originale, e poi, nei primi anni '90 tra Londra ed Edinburgo, tutti gli albi originali. Da allora leggo Watchmen almeno una volta all'anno, godendomi ogni volta le sensazioni che ancora riesce a darmi e stupendomi della tecnica e delle trovate narrative messe sulla pagina da Moore e Gibbons.
Mi si potrebbe definire un Watchnerd? Forse, in fondo il film mi è piaciuto (ma non ho mai comprato una sola action figure, il che forse mi squalifica) e conosco storia e personaggi come fossero roba mia.
Ma alla fine non lo sono. perché ormai appartengono a un immaginario comune a cui, di recente, ben poche creazioni hanno avuto accesso.
Quindi, se posso permettermi un suggerimento, aspettiamo al varco Darwyn Cooke e tutti gli altri, giudichiamo ciò che faranno senza fare sconti, ma senza preconcetti. In molto dicono "Non c'è niente che mi possa essere detto di più su Rorschach o sul Comico. Moore ha già detto tutto."
E forse sarà così. Ma forse potremmo trovare spunti interessanti in quello che altri autori cercheranno di raccontarci, con le loro sensibilità diverse da quella di Moore e in un altro momento storico, forse delicato quanto il 1985.
In tutto questo, Watchmen resterà un lavoro inimitabile, unico e nel suo genere forse inarrivabile (visto? sono un Watchnerd...) e niente potrà mai cambiare questo dato di fatto.
Anni fa, Alan Moore rispose a una domanda sul perché continuasse a fare fumetti dicendo che il cinema aveva avuto Quarto Potere e la letteratura Guerra e Pace. Secondo il Mago di Northhampton, al fumetto mancava ancora la sua "opera definitiva".
Io ho sempre pensato che sbagliasse...
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venerdì 11 novembre 2011
[Da Non Perdere] Cesena Comics & Stories
Sabato sarò a Cesena per partecipare alla terza edizione di una fiera del fumetto (e non solo) decisamente fuori dagli schemi.
Nata due anni fa grazie all'impegno di Elisa Rocchi, Michela Degli Angeli e dell'Associazione culturale Barbablu, Cesena Comics & Stories (o CC&S, per gli amici) ha movimentato la scena locale degli appassionari ma ha fatto, in questi anni, molto di più.
Grazie alla speciale attenzione che Barbablu dedica sempre al lavoro con bambini e ragazzi (tenendo corsi tutto l'anno a tema fumetto) e alla formula dll'invito alla lettura, ogni anno cresce l'attività di sensibilizzazione e formazione di insegnati di elementari e medie, con seminari gratuiti tenuti da professionisti del settore come Denis Medri e Gianni Barbieri.
In effetti, il termine gratuito è la chiave dell'unicità di CC&S.
Tutti gli incontri e i caffè letterari con gli autori, così come le mostre e i seminari, sono gratuiti e resi possibili grazie all'impegno di un gruppo di volontari appassionati che rendono possibile un festival ricco di iniziative (date un'occhiata al programma...) che sopravvive grazie alla passione di chi lo anima e il sostegno degli sponsor che credono nel progetto.
CC&S3 entra nel clou a partire da venerdì, ma sono certo che in città sono già stati avvistati loschi figuri come Gianluca "Johnny" Pagliarani e Tuono Pettinato (gentaccia con cui anche il sottoscritto sta tramando qualcosa...). A Cesena arriverò solo sabato pomeriggio insieme a Lee Bermejo per una conferenza "western", ma questa è materia per un altro post...
giovedì 10 novembre 2011
[Da Non Perdere] And now, for something completely different...
Due mosse scorrette in un colpo solo.
Primo: segnalo come [DaNonPerdere] una cosa mia (e di cui ho già parlato parecchio).
Secondo: lo faccio rubando il titolo ai Monty Phyton, cosa che mi garantirà di marcire in uno dei tanti inferni che la mente geniale di Terry Gilliam potrebbe partorire.
99 GIORNI è disponibile già da qualche giorno (dal 6 novembre, per la precisione) anche in libreria, nell'edizione di Panini Comics avvistata in anteprima a Lucca 2011, dove il primo stock di copie è andato esaurito allo stand dell'editore. Il [DaNonPerdere] in effetti l'ho messo perché è una storia a cui tengo molto e mi farebbe piacere se la ingiustamente sottovalutata collana Vertigo Crime/Panini Noir potesse trovare in 99 GIORNI l'interesse rinnovato di chi magari ci arriva seguendo questo blog o altri in cui se n'è parlato (QUI su Apollodoro trovate la prima recensione italiana che ho avuto modo di leggere, pochi minuti prima di postare queste news).
Poi, forse, ci sta perché 99 GIORNI è anche un piccolo precedente mai visto prima.
Così come a me fa ancora un po' strano pronunciare il titolo in italiano, credo (ma sono pronto a smentite) che sia la prima volta che un autore traduce un suo stesso lavoro nella sua lingua madre dopo averla scritta in una straniera. Magari è proprio una prima assoluta, non saprei...
Infine, come accennavo QUI, la copertina che vedete qui sopra ha qualcosa di diverso dall'originale Vertigo. Provate a indovinare... su, è facile...
Adesso andate a vedervi il film a cui ho rubato il titolo, che merita tutto il vostro tempo.
martedì 8 novembre 2011
Otto novembre duemilaundici
Forse sarà un giorno da ricordare.
Anticipato mille volte, ancora più atteso da molti, oggi è forse il giorno in cui vent'anni di storia tragicomica del nostro paese finalmente finiranno.
E sarebbe bello vederli finire con "stile", in piena notte dei lunghi coltelli. (ecco QUI un fulgido esempio)
Nelle prossime ore.
E poi, se così sarà, vedremo cosa succederà, chi saprà fare cosa per risollevare questa piccola nazione dalla forma buffa, che negli ultimi anni si è abbruttita culturalmente sotto molti, troppi punti di vista.
Non nascondo di trattenere un sospiro di sollievo. E spero di poter presto iniziare a trattenere tutti il fiato con trepidazione, per vedere cosa succederà.
Aspettando che il fetore ventennale si diradi...
mercoledì 2 novembre 2011
[Da Non Perdere] Octavia Monaco per una settimana ancora...
Se non conoscete ancora Octavia Monaco e i suoi bellissimi lavori, avete ancora un'occasione perché io possa perdonarvi.
QUESTA.
La mostra resterà aperta fino al 9 Novembre.
Quindi avete una settimana per scoprire Octavia.
O per rifarvi ancora una volta gli occhi sui suoi splendidi quadri.
Andate, quindi.
Adesso.
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