Il terremoto del 20 e 29 maggio 2012 ha colpito l'Emilia con violenza inattesa e brutale. Lo sappiamo tutti, certo, e forse un po' ce lo stiamo dimenticando, persi come siamo nel subbuglio di notizie che ogni giorno vengono servite a ore pasti agli italiani. Ma le persone che abitano nei paesi più colpiti, Cavezzo, Novi di Modena, Finale Emilia e tanti altri, sono ancora lì alle prese con il guaio che è capitato loro addosso. Non si sono fermati un attimo nemmeno in questa estate calda e da siccità, impegnati come sono a riportare la normalità nelle loro vite.
Molte case sono rimaste gravemente danneggiate e necessitano di lavori urgenti e alle volte massicci per poter essere salvate. Il governo ha promesso un rimborso dell'80% della cifra spesa per il ripristino, ma i cittadini interessati dovranno intanto anticipare le somme per i restauri, cosa non da poco.
Una di queste persone è Giuseppe Zironi, amico e burbero scrittore multi talentuoso che noi fumettari reggiani spesso paragoniamo al Rasputin di Hellboy.
E provate a dire di no
La bellissima Corte Zironi, che appartiene alla famiglia di Beppe da qualche generazione, è stata pesantemente danneggiata dal terremoto e con l'autunno alle porte, le piogge in arrivo (e dopo un'estate così, si salvi chi può, ragazzi....) rischiano di devastarla in modo irreparabile. Per aiutarlo a rimetterla in sesto quanto prima possibile, tanti amici disegnatori, illustratori e artisti, hanno donato 111 (!) tavole originali per un evento che è stata battezzato Corte Zironi vs Terremoto e che terminerà il 31 agosto. Non farò un elenco parziale di nomi per non fare torto a nessuno, ma QUI trovate tutte le tavole e vi basti sapere che ci sono bestie rare e famose, tra loro.
In pratica, si tratta di una lotteria dove i partecipanti acquistano uno (o più) biglietti, dei 111 disponibili, che permetteranno loro di diventare proprietari di una (o più) delle tavole messe in palio. L'assegnazione sarà assolutamente casuale, come in ogni riffa che si rispetti.
Per partecipare basta iscriversi e seguire il regolamento che trovate QUI e QUI, senza alcun bisogno di partecipare fisicamente ad alcun evento. Se avete, culo, insomma, vi basterà stare seduti all'ombra di un portico da qualche parte per cercare di accaparrarvi un originale del vostro autore preferito. E se anche non succedesse, diventerete proprietari di un'altra opera di un professionista di fama (inter)nazionale e darete un significativo contributo per salvare una meraviglia architettonica messa in pericolo dal terremoto.
Ne vale la pena, credo.
Vi segnalo volentieri la prima edizione di un festivàl (ma quanto è bella questa parola?! e allora ci mettiamo l'accento retró e inauguriamo una nuova rubrica, via!) del fumetto tutto nuovo.
Si chiama Disegni Diversi e si terrà a Fano da venerdì 31 agosto a domenica 2 settembre. Michele Petrucci, che della Fano fumettistica è un po' il ras del quartiere, a mio insindacabile giudizio, ne da notizia QUI, sul suo blog e QUESTA è la pagina Facebook.
Un programma fitto, messo insieme con passione e pochi soldi che prevede tanti eventi, ospiti e workshop gratuiti. Si terrà anche la premiazione per il concorso Diversi e Uguali tenutosi questa primavera/estate. Non c'è che dire: per essere una prima edizione, i ragazzi della Rule-Hot hanno dato prova di saper organizzare le cose come si deve.
Mi spiace non poterci andare --salvo colpi di testa last minute... la adoro, questa cittadina marchigiana-- ma invito chi può ed è curioso di scoprire un nuovo festivàl (dai... sa di anni '60 con l'accento, no?) a non mancare.
L'anno prossimo mi organizzo per esserci, promesso.
Della serata di inaugurazione della mostra di Dino Battaglia ho già parlato in un'altra triste occasione.
Fu l'ultima uscita pubblica/ufficiale, mi è stato detto, di Sergio Bonelli.
Ma fu anche la serata in cui, per la prima volta, ebbi occasione di stringere la mano e scambiare due parole con un altro maestro internazionale del fumetto. Sergio Toppi aveva l'aspetto di un nonno simpatico, che scherzava con l'amico e collega Sergio riguardo alla sua sordità e quando gli venne chiesto di dire due parole su Battaglia, be', quello fece.
Poche, sincere parole, dette con voce sottile. Parole che parlavano di un amico che se n'era andato troppo presto.
Toppi lo conoscevo fin da bambino, quando vedevo le sue storie piene di disegni stupefacenti, intricati, bellissimi anche per chi, come me, ancora non conosceva l'arte e il design che tanto hanno influenzato --e tanto devono-- all'arte del maestro. Ho però imparato ad apprezzarlo solo più tardi, "da grande", quando la mia visione del fumetto si è ampliata a forme più adulte e sperimentali.
Il suo uso della vignetta scontornata, le sue violazioni della griglia, che rendevano ogni tavola un piccolo capolavoro, sono ormai note a tutti. Ma nessuno prima di lui le aveva rese così uniche, arricchite di un senso della composizione raro (e detto così è un vero eufemismo).
Nei miei viaggi all'estero, e in particolare negli Stati Uniti, ho avuto modo di scoprire come molti autori americani ammirassero il suo lavoro, che pure restava pressoché sconosciuto ai loro lettori. Toppi era un artists' artist, un artista ammirato e noto agli altri artisti.
Sono felice di aver avuto quella breve occasione per fargli i complimenti e ringraziarlo personalmente per il suo lavoro. E poi aveva un'aria così... umana, semplice.
Mi sa che non ne facciano più, così.
Ma questo torrido agosto s'è portato via un altro maestro, quel Joe Kubertche invece non ho mai avuto occasione di incontrare. Non serve che sia io a dire quanto Kubert ha fatto per il fumetto americano di genere, senza dimenticare il suo Texone o graphic novel come Fax From Sarajevo e Yossel.
Quando incontrai suo figlio Andy, alla New York Comicon, gli dissi quanta paura mi facevano le sue storie del Soldato Fantasma (titolo italiano di Unknown Soldier che per qualche ragione ho sempre trovato perfetto) e ci siamo fatti due risate insieme.
Kubert se n'è andato dieci giorni fa, lasciandosi dietro un'eredità strabiliante, che comprende storie raccontate con maestria, due figli (Andy e Adam) che portano avanti la "tradizione di famiglia" con successo e la più longeva scuola di fumetto americana, quella The Kubert School che ha sfornato negli anni tanti talenti finiti a lavorare per le due major americane.
Con la sua solita, tagliente efficacia, Brian Azzarello, che lavorò con lui su Sgt. Rock - Between Hell and a Hard Place, riassunse perfettamente il rispetto che Kubert sapeva ispirare attraverso il suo lavoro quando, rispondendo a una domanda sulla storia realizzata insieme al maestro, disse solo, "Vi beccate 140 pagine di Joe Kubert. Il resto che importa?"
Quando mi chiesero l'amicizia via Facebook, andai a visitare la loro pagina prima di accettare.
Lo faccio sempre, quando non conosco qualcuno. Quando accettai, li ringraziai per la richiesta (cerco di farlo, quando posso) e dissi che speravo di non essere mai ospitato sulla loro pagina. Paracula che fosse o meno la mia "battuta", risposero che non avrebbero esitato a recensirmi se me lo fossi meritato.
Non ho fatto in tempo a finire su Fumettibrutti.
Il blog, come tutti ormai sapranno, è stato chiuso per questioni legali, scrivono i responsabili.
Ammetto che ho seguito con un po' di stupore le polemiche, alcune davvero accese, scatenate da un blog che aveva nel suo stesso nome la "missione" che si era dato. Per non parlare del logo che vedete qui sopra. Era un'iniziativa irriverente e rumorosa, certo, ma non ho mai pensato che i tre (?) gestori del sito si considerassero critici. Matteo Stefanelli ne ha parlato qualche tempo fa, a proposito di MYTICO, non credo serva aggiungere granché. Il problema della quantità e della qualità critica, in un settore come il nostro dove a mancare sono soprattutto i lettori, è storia vecchia e sicuramente fornirà materiale per dibattiti più o meno interessanti ancora a lungo.
Quelli di Fumettibrutti, però, credo siano stati presi un po' troppo sul serio, come si fa alle volte con chi incensa certe opere, un problema che internet ha creato e che Facebook rende ogni giorno più evidente --per esempio così, credendo a qualsiasi cosa passi in bacheca.
Qualcuno, anche giustamente, c'è rimasto male (ho amici tra quelli "recensiti" con durezza), ma se è vero ciò che scrivono in merito alla chiusura del sito, riguardo a beghe legali che non credo porteranno a nulla --un blog non è una testata giornalistica e non è tenuto a rettificare affermazioni, in fondo-- credo si sia andati un po' oltre misura.
Parlavano di fumetti che a loro non erano piaciuti. Da lettori. Esperti? Io non lo so, ma loro credo siano liberi di sentirsi tali. Come faccio io. Come facciamo tutti.
E adesso?
Adesso possiamo ricominciare a parlare dei Fumettibelli.
E tutto tornerà come prima.
Se qualcuno di voi ha avuto modo di vedere The Avengers (ne ho parlato e ne riparleremo presto) in una sala della catena Uci Cinema, potrebbe aver visto il trailer che apre questo post. La voce che sentite è quella di Claudio Santamaria, attore e doppiatore (sua è la voce di Batman nella trilogia di Chris Nolan) che, insieme a Claudia Gerini, danno vita alle avventure animate di GOODHERO.
C'è dell'altro, ovviamente, ma prima meglio fare una piccola presentazione.
All'inizio di quest'anno sono stato contattato da Piano B, agenzia di comunicazione di Milano, per occuparmi delle sceneggiature di una serie di cortometraggi che avrebbero avuto per protagonista la bionda eroina Goodhero, già apparsa in una prima serie di brevi cartoni nel 2011. Le intenzioni di Piano B per questa "seconda stagione", però, erano di alzare il tiro rispetto a quanto fatto in precedenza, in particolare sulla cosiddetta target audience potenziale. La serie, prodotta da Goodyear insieme a D'Antona & Partners col patrocinio del Ministero dell'Interno e della Gioventù e il sostegno di Polizia di Stato, Cittadinanzattiva e CTS, puntava a raggiunere un pubblico di ragazzi tra i 17 e i 25 anni per poter svolgere la funzione di campagna educativa per la guida in sicurezza.
L'idea era quella di dare a questa nuova stagione un taglio più "adulto", che strizzasse l'occhio ai comics americani. Per questa ragione il redesign del personaggio e degli ambienti era già stato affidato all'Italian Job Studio (nello specifico a due dei suoi artisti, quei Giuseppe "Cammo" Camuncoli e Riccardo "Burch" Burchielli che sono pure amici). Dopo una prima riunione, ho iniziato a rielaborare a mia volta il concept di base e stendere i soggetti, insieme ai colleghi di The Dees, per poi iniziare una corsa contro il tempo che mi ha portato, in meno di due mesi e con mille altri impegni sovrapposti, a scrivere, correggere, rivedere, modificare e completare le cinque sceneggiature che i ragazzi dello studio Cartobaleno hanno iniziato ad animare da subito.
È stata un'esperienza lavorativa interessante e una sfida nuova, dato l'alto livello di collaborazione che tutte le diverse parti hanno contribuito a creare.
All'inizio di aprile, poi, sono sceso a Roma, dove è stato effettuato il doppiaggio. Non credo di poter descrivere a dovere la professionalità e la disponibilità di Caludio Santamaria, di Claudia Gerini e di Guglielmo "Willwoosh" Scilla, che hanno doppiato i diversi personaggi della serie.
A cui tocca fare una foto scema
È stato davvero un piacere lavorare con loro e vedere il rispetto che avevano anche per il mio lavoro --spesso mi sono trovato a suggerire passaggi e chiarire stati d'animo dei personaggi per contribuire a rendere più efficaci le battute da recitare.
Il cast e la produzione si è poi ritrovata al cinema Anteo di Milano in occasione della presentazione ufficiale della seconda stagione di GOODHERO, il 17 maggio.
Addobbo esterno
Addobbo barbuto
Addobbo Interno
Il cast in parata, con Goodhero in volo sullo schermo
Che è anche il giorno in cui è andato online il primo dei cinque episodi che, con cadenza mensile, vengono postati sul canale di Goodhero TV. Seguendo il link troverete anche qualche extra, come il suddetto trailer abbinato a The Avengers e un saluto che Giorgio Chiellini ha mandato in occasione della presentazione a cui non aveva potuto prendere parte causa infortunio, e che io vi appiccico qui sotto.
Il giocatore ha doppiato se stesso in uno degli episodi e ha sostenuto il progetto (parlandone, per dire, su Twitter nonostante gli Europei che incombevano) così come ha fatto la sua squadra, la Juventus. Cosa che ha garantito a GOODHERO una visibilità notevole e permesso di raggiungere, a mio avviso, il pubblico a cui è destinato.
Una bella esperienza, insomma, della quale volevo parlare già da tempo. Mi farò perdonare per il ritardo con questo piccolo extra inatteso, un backstage del doppiaggio che vede Claudio e Willwoosh impegnati in un'improvvisazione "ciociara" del secondo episodio.
Esilarante.
Un post "leggero" per segnalare il Treviso Comic Book Festival, di cui parleremo di nuovo e in modo più approfondito, e la mia candidatura al premio Carlo Boscarato 2012 che proprio nella splendida cittadina veneta viene consegnato. Grazie a 99 GIORNI, mi vedo candidato nella categoria Miglior Sceneggiatore insieme ad altri amici e professionisti, tutti pronti a essere passati al setaccio da una giuria numerosa e piena di esperti di fumetto.
A Treviso ci sarò in qualità di ospite, grazie all'invito di Alberto "Alpo" Polita e Nicola Ferrarese, per tenere a battesimo una mostra (e forse qualcosa di più...) di cui vi parlerò a tempo debito.
Se potete, iniziate a pianificare una visita a Treviso nel weekend dal 28 al 30 settembre.
Ne vale davvero la pena.
Ormai lo sapete in tanti. MYTICO! continua, dopo aver superato bene la prova delle edicole, le critiche affrrettate della prima ora, la difficoltà di produrre tanto materiale (si esce ogni settimana, signori... un assedio degno di Troia) mantenendo alta la qualità. E quindici settimane dopo il suo avvio, è ancora qui a intrattenere i suoi lettori.
Che, se dio vuole, sono soprattutto giovani e, ci si augura, futuri appassionati di fumetti in generale.
E domani, venerdì 20 luglio, esce il #15, il terzo da me scritto, che rappresenta qualcosa di più di un semplice nuovo capitolo --per il sottoscritto, ben inteso.
Intanto perché la storia, come si capisce dalla cover che vedete qui sopra, è quella tragica di Orfeo e della sua sposa Euridice, cosa che avrebbe potuto far tremare un po' i miei polsi di sceneggiatore. Non tanto per la storia, che grossomodo conosciamo un po' tutti, quanto per un precedente di tutto rispetto che, poco più di vent'anni fa, fece della stessa storia l'oggetto delle attenzioni di un team stratosferico. Neil Gaiman e Bryan Talbot non hanno bisogno di presentazioni quindi non vi linko nemmeno le loro pagine su Wikipedia. Vi basti sapere che La Canzone di Orfeo, una specie di annual di The Sandman uscito in epoca pre-Vertigo, fu tra i fumetti che lessi avidamente negli anni in cui decidevo di intraprendere la carriera di sceneggiatore. Il paragone con l'opera di Gaiman sarebbe assurdo e inutile, visto che le storie sono diverse e frutto di epoche distanti, ma vi garantisco che è stato divertente trovare lo stimolo per dare una resa diversa del personaggio che non pagasse dazio alla versione gaimaniana.
Credo (e spero) di esserci riuscito, ma sarete voi a dirlo.
Diverso è di sicuro il taglio grafico, opera di Mario Del Pennino che fa proprio con MYTICO! il suo debutto nel professionismo, anche se lo abbiamo già visto all'opera, tra le altre cose, sugli episodi 13 e 55 del progetto Davvero di Paola Barbato e su Bren Gattonero della Crazy Camper di Tommaso De Stefanise Mick Bertilorenzi. Fresco di diploma alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia, dove l'ho avuto come studente negli anni scorsi, Mario si è buttato sulle tavole con un entusiasmo che sono certo sarà evidente ai lettori come lo è stato alla redazione, dove il suo lavoro è stato apprezzato.
E se poi penso che anche Michel Mammi, disegnatore di MYTICO! #13, è un ex studente della nostra Scuola (insieme a Serena Pittarello che sta colorando uno dei numeri futuri), be'... son soddisfazioni.
Anche perché Mario ha promesso di offrire da bere... e che Zeus lo fulmini se non sarà così!
Ci sono tante altre cose di cui vorrei e dovrei parlarvi da un po'. MYTICO!, per dirne una. Ma anche una progetto di animazione a cui ho lavorato, così come le altre cosucce in ballo. Quindi prometto che poi si ricomincia a parlare di fumetti.
Ma oggi inauguro una nuova rubrica.
[ImparoParoleNuove]parte con una parola che viene sbandierata senza alcun senso né logica sui social network.
Il Fracking, appunto.
Non starò a spiegarvi cos'è questa pratica assurda di estrazione di petrolio e gas fossili. Una di quelle americanate irrispettose per l'ambiente a cui siamo, ahimè, un po' abituati.
Ma leggere questi annunci vuoti e poco intelligenti, come quello diffuso via Facebook e partito dal sito Stampa Libera (pensatene quello che volete, io non mi fido di qualcuno che non firma i suoi articoli) riguardo a simili pratiche estrattive in Emilia, be', mi fa incazzare.
Perché io in Emilia ci vivo.
Il terremoto qui a Reggio Emilia lo abbiamo sentito, ma i nostri vicini della "bassa" modenese stanno vivendo un'emergenza e una tragedia terribile. Le case distrutte o danneggiate viste nelle foto e nelle riprese effettuate a Mirandola, Cavezzo e nelle altre cittadine colpite, assomigliano tanto a quelle che mi sono familiari fin da piccolo. Ci voglio bene, all'Emilia, io.
Ed ecco perché i complottisti dell'ultima ora che arrivano con 'sta stronzata del fracking, be', mi fa incazzare. La superficialità con cui siamo in grado di sprecare il nostro tempo sa ancora stupirmi.
Giuro che quello con cui vi saluto, amici dei complotto, non è una rubrica nuova rubrica ma solo il consiglio [RiscoprireUnaParolaSana].
Il vaffanculo.
p.s. potreste occupare meglio il vostro tempo, magari contattando l'Arci di Modena per dare un piccolo contributo concreto.
Io nemmeno lo sapevo, è stato Andy Diggle a segnalarmelo via Twitter, aggiungendo un "ironico in bocca al lupo", solo questa mattina.
Fondato nel 2004, Spinetingler Magazine è un sito dedicato alle storie che fanno della tensione il loro motore principale. In due parole, mystery & crime. Sul sito potete trovare racconti originali e recensioni di tutto ciò che può darvi "brividi alla schiena", un motto che un po' traduce anche il nome del sito. Libri, fumetti, serie tv e film, Spinetingler copre tutto, a 360°. Dal 2008 poi, lo Spinetigler Award premia, in diverse categorie, le storie migliori che restano sulla lunghezza d'onda della rivista. 99 GIORNI è candidato come Best Crime Comic or Graphic Novel per il 2011. Potete (dovete?) esprimere il vostro voto a QUESTO link.
Che dire? È la prima volta che mi trovo nominato per un premio di livello internazionale e sono contento, a prescindere da come andrà a finire, che Spinetingler abbia candidato il lavoro mio e di Kris Donaldson insieme a quello di diversi grandi autori.
Poi sarei ipocrita a dire che non ci spero.
Quindi smettete di leggere quello che sto scrivendo e correte SUBITO tutti a votare!
E se me lo chiedete, piscia drammaticamente fuori dal vaso. Ho già detto la mia sul discusso progetto Before Watchmen che la DC Comics ha annunciato un paio di mesi fa. Ognuno di voi ha la sua opinione, quindi è abbastanza ovvio che Alan Moore abbia la sua.
Ma trovo che in QUESTO articolo di Nerdbastards, lo scrittore che ammiro di più da sempre, perda decisamente un'occasione di uscirne da signore.
Se un master storyteller come Moore sente il bisogno di attaccare in modo così diretto, e poco di classe, gli autori coinvolti in BW, qualcosa davvero non va. E ci metto pure che alcuni di loro sono amici, oltre che colleghi, ma mi pare eccessivo definire questa la "sola occasione in cui faranno qualcosa che avrà risonanza al di fuori del fumetto nelle loro carriere".
Può avere tutte le ragioni del mondo, e pure l'incazzatura più seria e duratura nella storia delle beghe contrattuali di tutti i tempi. Ma spiace vedere un autore, per quanto risentito, prendersela con dei colleghi --anche se non sono così sicuro che arrivi a considerarli tali.
Una caduta di stile, a mio giudizio.
Che peccato.
AGGIORNAMENTO: per completezza, ecco QUI il link dell'intervista integrale di Moore a cui Nerdbastards aveva attinto. Il buon Matteo Scaldaferri l'aveva già linkata nel suo commento, ma ho preferito metterla anche qui nel testo principale.
Per inciso... io l'ho letta tutta e sono rimasto molto colpito dall'atteggiamento di Moore. E non in senso positivo. M non ne parlerò qui (che sono le undici di un venerdì sera ed esco a farmi una Birra con Cammo), ma mi riprometto di farne oggetto di un altro post.