...quest'anno come negli ultimi ANNI.
Non mi interessano le sue polemiche e di solito comincia senza che me ne accorga. E non sono abbastanza televisivamente mondano da interessarmi alla carriera di soubrette da due soldi (per essere gentili) che oggi mi ritrovo ovunque su Facebook.
Amo la musica, quella fatta per essere ascoltata, e non sopporto le stupidaggini sul povero Gianni Morandi, che mi irritano così come trovo triste la ripetizione pappagallesca che se ne fa online, di continuo. Ricordo come, quando morì una cantante con le contropalle come Mia Martini, molti dissero che si era sentita emarginata da anni perché nell'ambiente girava voce che "portasse sfiga." Alta classe e professionalità all'italiana, alle solite.
Perché, in fondo, a sparare merda son buoni tutti, in fondo.
Così, ho deciso di dedicarmi all'ascolto di un pugno di strane compilation che trovate su musicForProgramming();, un sito dall'interfaccia minimalista il cui motto recita, "musica mixata per aiutare a programmare (ma utile anche per fare altro)." Molto 8 bit, cosa che ci ricollega, anche visto che continuiamo a parlare di musica, con il post precedente.
E diamo a Cesare quel che è di Cesare. Questo sito l'ho scoperto grazie alla segnalazione di Gianluca Bertani, programmatore esperto, ex compagno di scuola e amico che oggi si dedica con successo alle app per iPhone e iPad grazie al suo Flying Dolphin Studio (la pagina Facebook è QUI), sui cui potete trovare i suoi lavori.
Ascoltate. Scaricate le app. Fate altro. Oltre Sanremo e le sue sciocchezze che poco hanno di musicale.
Cheers!
giovedì 16 febbraio 2012
mercoledì 15 febbraio 2012
[Da Non Perdere] Ready Player One?
Di Player One probabilmente sapete già tutto, anche perché il buon Roberto Recchioni ne ha parlato bene sul suo seguitissimo blog (la recensione la trovate QUI), ma quei pochi che ancora non conoscono il libro di Ernest Cline, übernerd e ottimo scrittore, farebbero bene a procurarsene una copia.
Ready Player One (questo il titolo originale) l'ho letto in lingua originale, in un'edizione assai più triste (la vedete qui accanto) di quella davvero particolare della ISBN --che NON mi sponsorizza, sia ben chiaro (lo dico anche se non credo serva, ma non si sa mai).Il libro funziona e diverte, fino al finale che, pur se un po' prevedibile, non tradisce la qualità del tutto. E la lucidità con cui l'autore ha ricreato un mondo fantascientifico partendo dalle sue passioni da nerd, che sono poi le stesse che ho anch'io da sempre, è davvero ammirevole.
Così come lo sono i tanti riferimenti a videogames, fumetti, cinema e musica, in parte citati sul divertente mini-sito del suo editore italiano(QUI) e sul blog dell'autore con QUESTA tracklist "ufficiale".
Ma una chicca trovata sul sito americano è QUESTA, in cui potete giocare a Stacks, un retrogame che nel libro viene programmato dal protagonista Wade Watts.
Preparate i gettoni (o le 200 lire, come ricorderanno i più "stagionati") e fatevi una partita come quelle che riempivano certi pomeriggi degli anni '80.
Poi però andatevi a leggere il libro.
O a comprare una DeLorean.
domenica 12 febbraio 2012
[Da Non Perdere] Se E.R. diventa un incubo
Non ho mai seguito la serie tv che cito nel titolo. Solo qualche episodio qua e là, proprio come il Dr. House. Evidentemente ho un pessimo rapporto con la medicina e i dottori che prima o poi dovrò indagare a fondo. Ma quando ho visto I Corpi Neri sullo scaffale di una libreria napoletana, mesi fa, qualcosa ha fatto scattare il famoso click di cui ho imparato a fidarmi quando sto per comprare qualcosa.
Merito della confezione, come sempre curata e particolare, con cui la ISBN Edizioni inaugurava la sua collana Special Books e che finiva per catturare la mia attenzione. Mi colpì l'aspetto simile ai libri che trovavo da piccolo in edicola, libri economici con il numero di pagine indicato in copertina accanto al prezzo, come a dire "Guarda quanta roba, e tutto per pochi spiccioli!" Poi mi sembrava avere una premessa interessante, e così il secondo romanzo di Shannon Burke è venuto a casa con me.
Come al solito, è finito nella lunga lista del Da Leggere e dopo più di un anno, ho finalmente letto questo romanzo lucido, drammatico e a tratti scioccante. Credo che Burke abbia visto e vissuto molte delle cose terribili che scrive e descrive. Il quadro che dipinge, con pennellate fredde e feroci allo stesso tempo, ritrae un Pronto Soccorso popolato di uomini difficili, dalle personalità alterate dal loro lavoro duro e talvolta spietato. Nella Harlem dei primi anni novanta, in una New York ancora lontana dalla disneyficazione seguita alla Tolleranza Zero di Rudy Giuliani, il protagonista Ollie si trova al centro di un processo di disumanizzazione che colpisce i suoi colleghi paramedici e lui, fino a sfiorare i limiti della follia.
Il libro è ben scritto. Duro, secco, fatto di scene che Darren Aronofsky, regista di The Wrestler, non dovrebbe avere troppi problemi ad adattare per la sua annunciata versione cinematografica (prevista per la fine del 2011, al momento della pubblicazione italiana). Quindi ve lo consiglio, come vi consiglio di dare un'occhiata al catalogo della ISBN, dove troverete parecchi titoli interessanti.
Come, per esempio, questo Voglia di Vincere di Tom Bissell, che ho scoperto giusto oggi e che, neve permettendo, dovremmo trovare in libreria da pochi giorni. Sembra offrire un approccio interessante al videogame come moderna forma d'arte di dipendenza, che nei tre anni impiegati a scrivere il libro si è combinata con quella della cocaina. Ho già letto il suo Dio Vive a San Pietroburgo quindi lo acquisterò quanto prima sulla fiducia, e magari poi ne riparleremo qui.
martedì 7 febbraio 2012
[Da Non Perdere] BEFORE WATCHMEN - apocrifi apocalittici & disintegrati
Before Watchmen ha fatto il giro del mondo più volte, facendo esprimere opinioni a chiunque abbia anche solo sfogliato il "supremo libro originale" una volta nella vita.
E chi diavolo sono io per tirarmi indietro?
Ho aspettato qualche giorno, per parlarne, per via di una serie di impicci lavorativi, precipitazioni nevose e lontananza da casa. Ora, seduto comodamente accanto a una tazza di tè caldo, posso finalmente esprimermi riguardo al progetto annunciato (dopo un paio di rinvii) dalla DC Comics. Non che sia importante o che, ma visto che si parla di un'opera che ha fatto quasi da "libro di testo" negli anni della mia formazione come sceneggiatore, penso di poter spendere qualche parola sensata.
Anche perché sapevo di questa cosa (ed era nell'aria, suvvia...) da quasi sei mesi.
Forse è per questo che lo shock avvertito in tutto il fumetto-mondo non mi ha colpito con la stessa forza. Ignoravo l'estensione e la portata (produttiva, nel senso di quante testate fossero in lavorazione) di BW, ma non ci avevo messo molto a capire che sarebbe stata una di quelle cose che dividono. E piuttosto nettamente. Così è stato, e nell'ultima settimana mi sono "goduto" lo spettacolo: un misto di indignazione, enfasi, curiosità, livore, trepidazione e stupore.
Dite quello che volete, ma la DC Comics ha ottenuto quello che voleva. Tutti ne hanno parlato e tutti hanno preso posizione. E a esser sincero, non credo che tutti quelli che hanno dichiarato, per rispetto al Sommo Barbuto, di non avere intenzione di acquistare un solo albo di BW lo faranno davvero. Li compreranno, li leggeranno e poi --probabilmente-- li criticheranno come è loro diritto.
Solo il signore ritratto qui accanto nel giorno del suo matrimonio potrebbe davvero dire "Non me ne frega un cazzo".
L'operazione commerciale è piuttosto grossa e promette di creare diversi nuovi long-seller che andranno ad affiancare Watchmen sugli scaffali delle librerie, e così facendo, però, prolungheranno quella che per Alan Moore è un'agonia che ha sempre vissuto come un'ingiustizia subita per colpa del contratto originale e della politica editoriale della DC.
Spieghiamo meglio.
Quando Moore firma per realizzare Watchmen (e anche per concludere V For Vendetta, ma questa è un'altra storia), il contratto prevede che lui e Dave Gibbons cedano alla DC la proprietà dell'opera per un periodo limitato. Trovate queste informazioni ovunque, ma nel caso siate pigri, sappiate che i termini davano all'editore un anno di tempo per ristampare l'opera in volume dopo l'esaurimento delle copie disponibili. Allo scadere di tale periodo, se l'editore non avesse ristampato (leggi "investito nuovamente") l'opera, avremmo avuto quello che in gergo si chiama reversal of rights, e i tutti i diritti dell'opera sarebbero tornati agli autori. Pare che Moore e Gibbons contassero su questa clausola, presente in ogni contratto di edizione, per riprendere il controllo del loro lavoro.
Solo che Watchmen diventò in breve un bestseller e ciò non avvenne mai.
Perché fintanto che la DC terrà in catalogo il paperback che raccoglie i dodici capitoli della serie, e ha il diritto di farlo, i diritti restano di proprietà dell'editore. All'epoca, nessuno si aspettava una cosa simile. Le raccolte in volume non vendevano come fanno oggi e nessuno poteva immaginare che Watchmen avrebbe fruttato così tanto ad autori ed editore, in termini economici e di popolarità. I meriti, ovviamente, vano agli autori stessi e al loro superbo lavoro e di sicuro non vengono ridotti dal sapere che i protagonisti erano basati sui personaggi della Charlton Comics (Captain Atom, The Question, Blue Beetle, eccetera) che non potevano essere usati perché pronti a essere introdotti nel DC Universe post-Crisi sulle Terre Infinite, come in tanti perdono tempo a dire.
Le cose oggi sono cambiate, i contratti prevedono una gestione diversa dei diritti, ma ogni lavoro ha una clausola di reversal, anche il mio contratto per 99 DAYS ce l'ha. E parliamo sempre della terribile DC Comics, gente.
Il fatto è che qui hanno un po' ragione tutti.
Alan Moore, in primis (anche se in disaccordo con Gibbons), che ritiene non si debba fare nulla di nuovo con le sue creazioni ancora nelle mani del nemico. Sì, perché Moore è in guerra con la DC da anni, come lo sono gli eredi si Siegel & Shuster per Superman e Berni Wrightson --ma non Len Wein, che guarda caso era editor di Watchmen e scriverà anche una serie di BW-- per Swamp Thing, ripresa di tanto in tanto dalla DC per evitare che possa essere esercitata proprio la clausola di reversal (almeno così mi diceva Wrightson quando ci fece da guida e portò me e Cammo a visitare la celebre Bronson cave, ma questa è un'altra storia). Ma anche la DC, che esercita un freddo diritto contrattuale che, per quanto possa apparire freddo e poco signorile, non ha mai sfruttato in tutti questi anni. Il motivo è noto a molti: dato il successo di Watchmen, la DC tentò un riavvicinamento a Moore, ma questi rifiutò di fare altro e di lavorare per loro, quindi ogni possibile proposta cadde nel vuoto. Del resto, quando la WildStorm Productions venne acquisita dalla DC nel 1998, Jim Lee dovette volare a Northampton per spiegare la cosa a Moore ed evitare che l'acquisizione potesse significare la fine dell'etichetta ABC Comics creata insieme ad Alan Moore. Le cose andarono avanti con sopportazione reciproca tra Moore e la DC guidata da Paul Levitz fino all'anniversario del ventennale (ricordo la videointervista sui monitor dello stand alla San Diego Comicon), poi tutto andò in malora. Credo ebbe tutto inizio con la polemica seguita all'adattamento per il cinema di V For Vendetta, ma in ogni caso, la nuova direzione della DC non aveva intenzione di mantenere le cose così com'erano state per vent'anni. Specie dopo il passaggio a DC Enternaiment, con una maggiore influenza della Warner Bros nella gestione giornaliera del ramo editoriale.
Situazione complessa, quindi.
Non mi metterò a disquisire su quel gioiello che è League of Extraordinary Gentlemen e sull'uso/reinvenzione di personaggi classici (le diverse leggi sul diritto d'autore hanno impedito l'edizione italiana di un volume, vi basti questo) e su come questo sia paragonabile o meno a ciò che BW sarà per il lavoro di Moore e del sempre troppo poco nominato Gibbons. Perché non credo c'entri un accidente di niente. Né mi dilungherò a decantare i contratti rispettosi del diritto d'autore della Image Comics, che sono diversi proprio perché la stessa casa editrice nacque per volontà di un gruppo di autori decisi a non rinunciare alla proprietà delle loro creazioni --come ribadisce con passione l'editor in chief Eric Stephenson sul suo blog.
Chiunque ha gli strumenti e le informazioni, a volte fin troppe e spesso molto parziali, ma tant'è, per decidere cosa vuole pensare di BW. Conosco personalmente alcuni degli autori coinvolti e so che daranno il meglio perché sanno bene cosa stanno facendo e con chi e cosa dovranno confrontarsi. Adesso che BW è una realtà, voglio vedere di cosa sono capaci e voglio che si mettano alla prova come mai prima d'ora. E posso essere d'accordo con chi offre una prospettiva non opposta ma diversa sulla cosa, come Leah Moore che chiedeva "Ma perché non investire su qualche talento nuovo e provare a trovare il prossimo Watchmen?"
E allora?
E allora forse era una cosa da non fare, ma verrà fatta. E conoscendo la fama, il curriculum e in qualche caso le personalità di autori come Lee Bermejo, credo verrà fatta al meglio delle loro possibilità.
Non mi aspetto niente di meno.
Perché Watchmen è un'opera narrativa superba, un perfetto meccanismo a orologeria costruito con passione meticolosa e in grado di raccontare una storia profonda e delineare personaggi sfaccettati e affascinanti.
Era ed è inimitabile.
Era l'inizio del 1989 quando venni a contatto con il lavoro di Moore e Gibbons per la prima volta. Conservo ancora da qualche parte, gli inserti stampati su carta (igienica?) di bassa qualità, che trovavo dentro alla rivista Corto Maltese, pubblicata da Rizzoli/Milanolibri. Recuperai subito un volume, rigorosamente in lingua originale, e poi, nei primi anni '90 tra Londra ed Edinburgo, tutti gli albi originali. Da allora leggo Watchmen almeno una volta all'anno, godendomi ogni volta le sensazioni che ancora riesce a darmi e stupendomi della tecnica e delle trovate narrative messe sulla pagina da Moore e Gibbons.
Mi si potrebbe definire un Watchnerd? Forse, in fondo il film mi è piaciuto (ma non ho mai comprato una sola action figure, il che forse mi squalifica) e conosco storia e personaggi come fossero roba mia.
Ma alla fine non lo sono. perché ormai appartengono a un immaginario comune a cui, di recente, ben poche creazioni hanno avuto accesso.
Quindi, se posso permettermi un suggerimento, aspettiamo al varco Darwyn Cooke e tutti gli altri, giudichiamo ciò che faranno senza fare sconti, ma senza preconcetti. In molto dicono "Non c'è niente che mi possa essere detto di più su Rorschach o sul Comico. Moore ha già detto tutto."
E forse sarà così. Ma forse potremmo trovare spunti interessanti in quello che altri autori cercheranno di raccontarci, con le loro sensibilità diverse da quella di Moore e in un altro momento storico, forse delicato quanto il 1985.
In tutto questo, Watchmen resterà un lavoro inimitabile, unico e nel suo genere forse inarrivabile (visto? sono un Watchnerd...) e niente potrà mai cambiare questo dato di fatto.
Anni fa, Alan Moore rispose a una domanda sul perché continuasse a fare fumetti dicendo che il cinema aveva avuto Quarto Potere e la letteratura Guerra e Pace. Secondo il Mago di Northhampton, al fumetto mancava ancora la sua "opera definitiva".
Io ho sempre pensato che sbagliasse...
E chi diavolo sono io per tirarmi indietro?
Ho aspettato qualche giorno, per parlarne, per via di una serie di impicci lavorativi, precipitazioni nevose e lontananza da casa. Ora, seduto comodamente accanto a una tazza di tè caldo, posso finalmente esprimermi riguardo al progetto annunciato (dopo un paio di rinvii) dalla DC Comics. Non che sia importante o che, ma visto che si parla di un'opera che ha fatto quasi da "libro di testo" negli anni della mia formazione come sceneggiatore, penso di poter spendere qualche parola sensata.
Anche perché sapevo di questa cosa (ed era nell'aria, suvvia...) da quasi sei mesi.
Forse è per questo che lo shock avvertito in tutto il fumetto-mondo non mi ha colpito con la stessa forza. Ignoravo l'estensione e la portata (produttiva, nel senso di quante testate fossero in lavorazione) di BW, ma non ci avevo messo molto a capire che sarebbe stata una di quelle cose che dividono. E piuttosto nettamente. Così è stato, e nell'ultima settimana mi sono "goduto" lo spettacolo: un misto di indignazione, enfasi, curiosità, livore, trepidazione e stupore.
Dite quello che volete, ma la DC Comics ha ottenuto quello che voleva. Tutti ne hanno parlato e tutti hanno preso posizione. E a esser sincero, non credo che tutti quelli che hanno dichiarato, per rispetto al Sommo Barbuto, di non avere intenzione di acquistare un solo albo di BW lo faranno davvero. Li compreranno, li leggeranno e poi --probabilmente-- li criticheranno come è loro diritto.
Solo il signore ritratto qui accanto nel giorno del suo matrimonio potrebbe davvero dire "Non me ne frega un cazzo".L'operazione commerciale è piuttosto grossa e promette di creare diversi nuovi long-seller che andranno ad affiancare Watchmen sugli scaffali delle librerie, e così facendo, però, prolungheranno quella che per Alan Moore è un'agonia che ha sempre vissuto come un'ingiustizia subita per colpa del contratto originale e della politica editoriale della DC.
Spieghiamo meglio.
Quando Moore firma per realizzare Watchmen (e anche per concludere V For Vendetta, ma questa è un'altra storia), il contratto prevede che lui e Dave Gibbons cedano alla DC la proprietà dell'opera per un periodo limitato. Trovate queste informazioni ovunque, ma nel caso siate pigri, sappiate che i termini davano all'editore un anno di tempo per ristampare l'opera in volume dopo l'esaurimento delle copie disponibili. Allo scadere di tale periodo, se l'editore non avesse ristampato (leggi "investito nuovamente") l'opera, avremmo avuto quello che in gergo si chiama reversal of rights, e i tutti i diritti dell'opera sarebbero tornati agli autori. Pare che Moore e Gibbons contassero su questa clausola, presente in ogni contratto di edizione, per riprendere il controllo del loro lavoro.
Solo che Watchmen diventò in breve un bestseller e ciò non avvenne mai.
Perché fintanto che la DC terrà in catalogo il paperback che raccoglie i dodici capitoli della serie, e ha il diritto di farlo, i diritti restano di proprietà dell'editore. All'epoca, nessuno si aspettava una cosa simile. Le raccolte in volume non vendevano come fanno oggi e nessuno poteva immaginare che Watchmen avrebbe fruttato così tanto ad autori ed editore, in termini economici e di popolarità. I meriti, ovviamente, vano agli autori stessi e al loro superbo lavoro e di sicuro non vengono ridotti dal sapere che i protagonisti erano basati sui personaggi della Charlton Comics (Captain Atom, The Question, Blue Beetle, eccetera) che non potevano essere usati perché pronti a essere introdotti nel DC Universe post-Crisi sulle Terre Infinite, come in tanti perdono tempo a dire.
Le cose oggi sono cambiate, i contratti prevedono una gestione diversa dei diritti, ma ogni lavoro ha una clausola di reversal, anche il mio contratto per 99 DAYS ce l'ha. E parliamo sempre della terribile DC Comics, gente.
Il fatto è che qui hanno un po' ragione tutti.
Alan Moore, in primis (anche se in disaccordo con Gibbons), che ritiene non si debba fare nulla di nuovo con le sue creazioni ancora nelle mani del nemico. Sì, perché Moore è in guerra con la DC da anni, come lo sono gli eredi si Siegel & Shuster per Superman e Berni Wrightson --ma non Len Wein, che guarda caso era editor di Watchmen e scriverà anche una serie di BW-- per Swamp Thing, ripresa di tanto in tanto dalla DC per evitare che possa essere esercitata proprio la clausola di reversal (almeno così mi diceva Wrightson quando ci fece da guida e portò me e Cammo a visitare la celebre Bronson cave, ma questa è un'altra storia). Ma anche la DC, che esercita un freddo diritto contrattuale che, per quanto possa apparire freddo e poco signorile, non ha mai sfruttato in tutti questi anni. Il motivo è noto a molti: dato il successo di Watchmen, la DC tentò un riavvicinamento a Moore, ma questi rifiutò di fare altro e di lavorare per loro, quindi ogni possibile proposta cadde nel vuoto. Del resto, quando la WildStorm Productions venne acquisita dalla DC nel 1998, Jim Lee dovette volare a Northampton per spiegare la cosa a Moore ed evitare che l'acquisizione potesse significare la fine dell'etichetta ABC Comics creata insieme ad Alan Moore. Le cose andarono avanti con sopportazione reciproca tra Moore e la DC guidata da Paul Levitz fino all'anniversario del ventennale (ricordo la videointervista sui monitor dello stand alla San Diego Comicon), poi tutto andò in malora. Credo ebbe tutto inizio con la polemica seguita all'adattamento per il cinema di V For Vendetta, ma in ogni caso, la nuova direzione della DC non aveva intenzione di mantenere le cose così com'erano state per vent'anni. Specie dopo il passaggio a DC Enternaiment, con una maggiore influenza della Warner Bros nella gestione giornaliera del ramo editoriale.
Situazione complessa, quindi.
Non mi metterò a disquisire su quel gioiello che è League of Extraordinary Gentlemen e sull'uso/reinvenzione di personaggi classici (le diverse leggi sul diritto d'autore hanno impedito l'edizione italiana di un volume, vi basti questo) e su come questo sia paragonabile o meno a ciò che BW sarà per il lavoro di Moore e del sempre troppo poco nominato Gibbons. Perché non credo c'entri un accidente di niente. Né mi dilungherò a decantare i contratti rispettosi del diritto d'autore della Image Comics, che sono diversi proprio perché la stessa casa editrice nacque per volontà di un gruppo di autori decisi a non rinunciare alla proprietà delle loro creazioni --come ribadisce con passione l'editor in chief Eric Stephenson sul suo blog.
Chiunque ha gli strumenti e le informazioni, a volte fin troppe e spesso molto parziali, ma tant'è, per decidere cosa vuole pensare di BW. Conosco personalmente alcuni degli autori coinvolti e so che daranno il meglio perché sanno bene cosa stanno facendo e con chi e cosa dovranno confrontarsi. Adesso che BW è una realtà, voglio vedere di cosa sono capaci e voglio che si mettano alla prova come mai prima d'ora. E posso essere d'accordo con chi offre una prospettiva non opposta ma diversa sulla cosa, come Leah Moore che chiedeva "Ma perché non investire su qualche talento nuovo e provare a trovare il prossimo Watchmen?"
E allora?
E allora forse era una cosa da non fare, ma verrà fatta. E conoscendo la fama, il curriculum e in qualche caso le personalità di autori come Lee Bermejo, credo verrà fatta al meglio delle loro possibilità.
Non mi aspetto niente di meno.
Perché Watchmen è un'opera narrativa superba, un perfetto meccanismo a orologeria costruito con passione meticolosa e in grado di raccontare una storia profonda e delineare personaggi sfaccettati e affascinanti.
Era ed è inimitabile.
Era l'inizio del 1989 quando venni a contatto con il lavoro di Moore e Gibbons per la prima volta. Conservo ancora da qualche parte, gli inserti stampati su carta (igienica?) di bassa qualità, che trovavo dentro alla rivista Corto Maltese, pubblicata da Rizzoli/Milanolibri. Recuperai subito un volume, rigorosamente in lingua originale, e poi, nei primi anni '90 tra Londra ed Edinburgo, tutti gli albi originali. Da allora leggo Watchmen almeno una volta all'anno, godendomi ogni volta le sensazioni che ancora riesce a darmi e stupendomi della tecnica e delle trovate narrative messe sulla pagina da Moore e Gibbons.
Mi si potrebbe definire un Watchnerd? Forse, in fondo il film mi è piaciuto (ma non ho mai comprato una sola action figure, il che forse mi squalifica) e conosco storia e personaggi come fossero roba mia.
Ma alla fine non lo sono. perché ormai appartengono a un immaginario comune a cui, di recente, ben poche creazioni hanno avuto accesso.
Quindi, se posso permettermi un suggerimento, aspettiamo al varco Darwyn Cooke e tutti gli altri, giudichiamo ciò che faranno senza fare sconti, ma senza preconcetti. In molto dicono "Non c'è niente che mi possa essere detto di più su Rorschach o sul Comico. Moore ha già detto tutto."
E forse sarà così. Ma forse potremmo trovare spunti interessanti in quello che altri autori cercheranno di raccontarci, con le loro sensibilità diverse da quella di Moore e in un altro momento storico, forse delicato quanto il 1985.
In tutto questo, Watchmen resterà un lavoro inimitabile, unico e nel suo genere forse inarrivabile (visto? sono un Watchnerd...) e niente potrà mai cambiare questo dato di fatto.
Anni fa, Alan Moore rispose a una domanda sul perché continuasse a fare fumetti dicendo che il cinema aveva avuto Quarto Potere e la letteratura Guerra e Pace. Secondo il Mago di Northhampton, al fumetto mancava ancora la sua "opera definitiva".
Io ho sempre pensato che sbagliasse...
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martedì 31 gennaio 2012
[WorkInProgress] FUMETTARI: il documentario che verrà
O almeno così dovremmo sperare un po' tutti.
Per prima cosa dovete seguire QUESTO link, che da neTanderthal quale sono non riesco ad aggiungere qui sul blog. Così magari fate la conoscenza di Giuseppe Zironi, collega e amico (oltre che concittadino), un irrequieto a cui piace andare a fondo in tutte le cose.
Ha iniziato la sua carriera di autore di fumetti disegnando e poi sceneggiando storie per la Disney, per la franco-svizzera Editions Paquet insieme a Lorenzo Chiavini con il quale ha realizzato diversi libri per ragazzi.
Poi si è dato alla cinepresa, dirigendo (tra le altre cose) il cortometraggio La Fuga di Rosania, premiato al San Francisco Short Film Festival e collaborando alla sceneggiatura del recente remake de La Freccia Nera per Mediaset.
Beppe scrive, coltiva la terra con caparbia passione e prepara da tempo questo documentario di cui il clip qui sopra è solo un assaggio. Gli auguro di poter completare il suo progetto a cui in tanti autori (incluso il sottoscritto) si sono detti disponibili a partecipare.
Ho barato usando il tag [WorkInProgress] perché non riguarda me direttamente, ma credo meriti la vostra attenzione. E io farò la mia parte per tenervi aggiornati sul making of di Fumettari.
Stay tuned!
Per prima cosa dovete seguire QUESTO link, che da neTanderthal quale sono non riesco ad aggiungere qui sul blog. Così magari fate la conoscenza di Giuseppe Zironi, collega e amico (oltre che concittadino), un irrequieto a cui piace andare a fondo in tutte le cose.
Ha iniziato la sua carriera di autore di fumetti disegnando e poi sceneggiando storie per la Disney, per la franco-svizzera Editions Paquet insieme a Lorenzo Chiavini con il quale ha realizzato diversi libri per ragazzi.
Poi si è dato alla cinepresa, dirigendo (tra le altre cose) il cortometraggio La Fuga di Rosania, premiato al San Francisco Short Film Festival e collaborando alla sceneggiatura del recente remake de La Freccia Nera per Mediaset.
Beppe scrive, coltiva la terra con caparbia passione e prepara da tempo questo documentario di cui il clip qui sopra è solo un assaggio. Gli auguro di poter completare il suo progetto a cui in tanti autori (incluso il sottoscritto) si sono detti disponibili a partecipare.
Ho barato usando il tag [WorkInProgress] perché non riguarda me direttamente, ma credo meriti la vostra attenzione. E io farò la mia parte per tenervi aggiornati sul making of di Fumettari.
Stay tuned!
venerdì 27 gennaio 2012
[Diario] CATWOMAN digital comics
Pochi giorni fa, curiosando online, mi sono imbattuto sulla app della DC Comics per iPhone, iPad e iPod Touch (era stata annunciata anche una versione Android, ma non l'ho trovata). Scaricabile gratuitamente, l'applicazione permette di acquistare la versione digitale di una marea di albi della DC, dalle ultime novità ai grandi classici. Un catalogo davvero ricchissimo, in cui perdersi è facile.
Ed è stato mentre stavo curiosando negli elenchi di titoli che ho trovato la storia in due parti da me scritta anni or sono sui numeri #41 e #42 della serie CATWOMAN e mai pubblicati in Italia da Planeta/De Agostini. Non sapevo nemmeno fosse stata "digitalizzata", e devo dire che è stata una sorpresagradita. Era una storia dura e cattiva, con combattimenti tra uomini e cani con cui volli rendere o omaggio al libro Guerra agli Umani di Wu Ming 2 --a cui poi regalai le copie del fumetto. Il titolo era Of Cats and Dogs, e il disegnatore era un allora meno noto (ma già parecchio bravo) Brad Walker --e QUI trovate alcuni suoi lavori.
Se qualcuno è curioso di leggere questa mia prima prova per l'editore di Batman & soci (correva l'anno 2005, per dio! il tempo volaal telefono...), data la reperibilità solitamente complessa degli arretrati americani, può scaricarli da qui.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché etichetto questo post come [Diario]... be', il blog nemmeno esisteva quando i CATWOMAN miei e di Brad uscirono, quindi ho voluto distinguere la "notizia" dalle altre solo fumettistiche, e il [Diario] è dove annoto le cose che mi piace ricordare.
Poi meglio concentrarsi sulle cose nuove, presenti e future. C'è un DYLAN DOG da finire e altre cose ancora di cui riparleremo a breve, statene certi...
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giovedì 19 gennaio 2012
Iron Man 3 e Flame Imprevisti
Questo post poteva tranquillamente limitarsi a segnalare l'intervista che Marvel Made in Italy, come anticipavo QUI, realizzata con la passione e la puntualità che Matteo Losso dimostra di avere nel gestire, per passione e non per conto di Panini o altri, il blog e la pagina Facebook dedicati agli autori italiani che lavorano con la Marvel.
Poteva essere una giornata in cui vi avrei semplicemente parlato di tutto questo, cercando di non cadere nell'autocelebrazione, promuovendo semplicemente la storia breve che ho sceneggiato per la major americana.
Avrei potuto scrivere di tutto questo oggi pomeriggio.
Ma quando sono rientrato per pranzo, mi sono trovato mio malgrado citato e coinvolto in un flame, il primo di cui ho memoria, partito dalla pagina Facebook di un collega e amico, Carmine Di Giandomenico.
I link, per chi avesse curiosità e riesca a visualizzarli sono nell'ordine QUESTO e QUESTO.
Dopo una telefonata da me sollecitata, con conseguente chiarimento riguardo toni eccessivi e incomprensioni che, pur non riguardandomi direttamente, finivano per coinvolgermi, le scuse sono arrivate, e QUI ne trovate la prova, quindi episodio chiuso. Ho inserito i link per correttezza e completezza d'informazione, senza alcun intento polemico. Lo dico anche se non dovrei averne bisogno, ma non si sa mai.
Poi me ne sono andato al cinema (e il film mi è piaciuto, ma non quanto il primo) per staccare un po', ripromettendomi di scrivere qualcosa per il blog al mio ritorno, a caso chiuso. Purtroppo non è stato esattamente così e sono stato testimone di un ultimo scambio tra Carmine e Matteo (Losso) che non mi coinvolge direttamente ma non fa piacere.
Spero che questo ultimo impasse comunicativo tra i due venga superato.
Peccato che un'occasione tutto sommato significativa (per me) sia diventata motivo di sviscerare polemiche che non c'entravano nulla, ma tant'è. Succede così con i flame, mi dicono. Che poi abbiano la tendenza a spegnersi è cosa buona e giusta. Quindi, se leggete queste parole, fatemi e fatevi il favore di cercarvi e godervi i lavori di Carmine che meritano la vostra attenzione più di qualsiasi fiammata.
Se poi vi leggete anche l'intervista, be', mi fa ancora più piacere.
E domattina, come ho detto in risposta a una domanda, vado in edicola a comprarmi per vedere che effetto fa.
AGGIORNAMENTO: su richiesta di Matteo Losso, rimuovo i link ai tre diversi post di Carmine Di Giandomenico (i due polemici e e quello di scuse) per evitare che questa storia un po' spiacevole riprenda vigore altrove e possa chiudersi una volta per tutte, che è la sola cosa che merita.
martedì 17 gennaio 2012
[Diario] Leggerealtrimenti
Apro questo post stracarico di link con un'immagine che diverrà chiara solo alla fine.
Perché ciò di cui voglio parlare è il leggere libri, una passione che ho fin da piccolo --insieme a quella per i fumetti, ovviamente.
La sola idea di scoprire un nuovo autore, il doversi tuffare in una scrittura fino a quel momento aliena e riemergere un po' cambiati dall'esperienza, è ancora oggi una sensazione che cerco con determinazione, alle volte quasi con disperazione.
È stato per caso che ho scoperto un Paul Auster ancora poco noto in Italia, trovando Città di Vetro (edito da Anabasi) al Salone del libro di Torino del 1995. E anche se avevo letto Meridiano di Sangue su consiglio di Michele Petrucci e Andrea G. Ciccarelli, gente che se ne intende anche di fumetti, è stato solo leggendo le prime pagine di Cavalli Selvaggi mentre aspettavo di tagliarmi i capelli che ho iniziato ad amare davvero la dura opera di Cormac McCarthy, che ora posso mettere nella mia top five degli scrittori preferiti.
Molti altri autori mi sono invece stati suggeriti da persone, spesso importanti. Qualche nome a caso? Hemingway e Tolkien, ma anche García Márquez e Quarenghi, Palahniuk come Hornby, ma l'elenco sarebbe troppo lungo. E questa è una cosa che mi piace, dei libri.
Che li puoi condividere. Prestare.
Certo, oggi abbiamo il bookcrossing, che è un'idea parecchio figa e molto di moda, ma vogliamo paragonarlo al ricevere un libro, in regalo o in prestito, annusarlo, leggerlo e poi poterlo consigliare ad altri? Certo che no.
Ma visto che avevo promesso qualcosa di cui ridere, ci do un taglio con questo filosofeggiare forse un po' pedante e vi segnalo due modi di condividere i libri abbastanza originali.
Il primo, che probabilmente conoscete già, è il geniale e divertente Copertinedilibri, dove troverete tanti libri, certo, ma anche un "occhio indiscreto" sulle scelte editoriali che credo saprà strapparvi qualche sorriso.
Il secondo l'ho scoperto grazie all'amica e scrittrice Christa Faust, ha un titolo lunghissimo e si chiama (tenetevi forti) The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society. Che sicuramente vince, per quanto mi riguarda, la palma d'oro per il modo più originale di condividere l'amore per la letteratura. E non c'è che dire, queste ragazze sanno il fatto loro e di e-book di sicuro non vogliono sentir parlare...
Iron Man 2 e non solo
Il buon Matteo Losso, che gestisce blog e pagina Facebook di Marvel Made in Italy ha anticipato ieri la pubblicazione di una mia intervista relativa all'edizione italiana della storia di IRON MAN di cui parlo nel post precedente. Lo ringrazio fin da ora e ovviamente pubblicherò il link quando sarà il momento.
Poi torno a dare un po' di attenzione a 99 GIORNI, segnalandovi le recensioni de LoSpazioBianco, Comicus e CBR. Non posso che ringraziare per le belle parole, nell'ordine, Gian Piero Travini, Francesco Tedeschi e Greg Burgas, unico recensore americano, per ora, a notare il refuso in quarta di copertina che attribuisce il nome "Davis" al protagonista del thriller realizzato da Kristian e me. Piccola curiosità: quello era il nome iniziale di Antoine, che divenne Boyd perché il reparto legale della DC non voleva problemi da un certo Antoine Davis, un tizio che fa il deejay a Los Angeles. Poi qualcuno in redazione fa un copiaIncolla sballato e voilà, nessuno se ne accorge per mesi.
Sui due siti di fumetto italici, anche il buon GANG BANG viene recensito da Ettore Gabrielli su LoSpazioBianco e di nuovo da Tedeschi su Comicus.
Oggi poi proverò a "spezzare la continuità" puramente informativa, che mi manca il [Diario] e ho voglia di scrivere qualcosa di quel genere. E magari sorridere un po'.
A dopo, insomma.
giovedì 12 gennaio 2012
Iron Man e i Vendicatori
Quella qui sopra ne è la copertina.
QUI si dice che sarà (è già?) una delle uscite della settimana. Dentro ci troverete una storia di IRON MAN di cui abbiamo già parlato. Che di per sé è un piccolo evento.
Perché è la prima storia della Marvel Comics scritta da uno sceneggiatore italiano a essere pubblicata in Italia.
Cosa che mi rende orgoglioso, ovviamente. Peccato per quella rimasta per ora inedita, il WHAT IF? ASTONISHING X-MEN che fu anche la prima in assoluto che scrissi per la Casa delle Idee. Il che significa che era anche la prima mai scritta dal solito, ripetitivo sceneggiatore italiano che di tanto in tanto parla involontariamente in terza persona..
Però, a pensarci bene, non è niente male come notizia di apertura del 2012 per questo blog.
Ho visto inaugurazioni peggiori...
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